Saluto di S.E.R. Monsignor Corrado Lorefice, Moderatore del T.E.I.S., per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 20199 min read

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Il mio fraterno saluto a Sua Eccellenza Monsignor Salvatore Gristina, Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, e agli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi delle Chiese di Sicilia. Grazie per la Vostra presenza. Un particolare saluto, accompagnato da un sentimento di gratitudine, lo rivolgo a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Filippo Iannone, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, per aver accolto subito l’invito a tenere la Prolusione sul tema “Il Magistero di Papa Francesco nei Discorsi alla Rota Romana”.

Un deferente saluto alle Autorità civili, militari, della Magistratura, dell’Avvocatura, dell’Università, che partecipano a questo solenne Atto. La Vostra gradita presenza onora questa significativa cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo ed esprime, nel rispetto delle specifiche competenze e responsabilità, la collaborazione istituzionale per il perseguimento del bene comune.

Rivolgo il più cordiale benvenuto e ringraziamento a tutti voi, Ministri e Operatori del nostro Tribunale Interdiocesano, al Vicario Giudiziale, Monsignor Antonino Legname, ai Giudici, al Promotore di Giustizia, ai Difensori del Vincolo, agli Avvocati, ai Notai, al Personale Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario. Desidero rinnovare e confermare l’apprezzamento mio personale, e di tutti i Vescovi del T.E.I.S., per il delicato e prezioso servizio che svolgete nel nostro Tribunale e per la collaborazione che offrite a tutti noi Vescovi, giudici naturali e titolari della potestà giudiziale, nell’amministrazione della giustizia.

Un caro grato saluto anche ai Rappresentanti degli altri Tribunali Diocesani della Sicilia qui presenti e a voi tutti per aver gentilmente accolto l’invito di noi Vescovi a partecipare a questa prima Cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2019 del nostro Tribunale Interdiocesano, che è stato costituito ufficialmente il 18 gennaio 2017, è stato riconosciuto dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica con Decreto del 20 luglio 2017 e, di fatto, ha iniziato la sua attività il 30 novembre 2017.

Fin dall’inizio, il nostro Tribunale ha dovuto affrontare la sfida per mettere in atto le nuove norme del Motu proprio di Papa Francesco, Mitis Iudex Dominus Iesus, per la Chiesa latina – datato 15 agosto 2015, pubblicato l’8 settembre 2015 ed entrato in vigore l’8 dicembre successivo – che riforma il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio.

Noi Vescovi, in più occasioni, abbiamo riflettuto insieme sulle modalità da adottare per recepire ed attuare, nel miglior modo possibile, i criteri e le modalità normative del testo Pontificio, anche in riferimento alla struttura e all’organigramma del Tribunale Interdiocesano, di cui fanno parte 14 diocesi della Sicilia. Sulla base di una prassi già consolidata nel Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo, si sono mantenute le Sedi istruttorie periferiche nelle singole Diocesi, per favorire il più possibile la prossimità tra i fedeli, che si rivolgono al Tribunale per verificare la nullità o meno del loro matrimonio, e il Giudice.

Il suddetto Motu proprio si è fatto carico dei suggerimenti e dei contributi presentati dai Padri Sinodali durante i due Sinodi, Straordinario e Ordinario, sulla Famiglia nel 2014 e nel 2015. Nell’analizzare la situazione dei Tribunali Ecclesiastici in merito ai processi di nullità del matrimonio si avvertiva l’urgenza di renderli più agevoli, più accessibili a tutti e, per quanto possibile, gratuiti.

In merito all’agilità e alla celerità del processo, le nuove norme hanno eliminato l’obbligo della doppia conforme, rendendo la sentenza esecutiva in prima istanza, se non è impugnata dall’altra parte o dal Difensore del Vincolo. In questo modo si riducono di molto i tempi del procedimento canonico di nullità matrimoniale. Inoltre, per i casi in cui la nullità è evidente e provata e c’è il consenso di entrambi i coniugi, si può seguire la via del processus brevior davanti al Vescovo diocesano, il quale è chiamato, in tempi brevi, a dare la sentenza affermativa o a rimandare la causa al processo ordinario. A proposito della trattazione dei processi per la via più breve, desidero ringraziare gli Eccellentissimi Vescovi del T.E.I.S. per aver aderito alla proposta di adottare una prassi comune nel nostro Tribunale Interdiocesano. Pertanto, tutti i libelli per eventuali processi più brevi, anche se indirizzati al Vescovo diocesano, verranno introdotti nel Tribunale Interdiocesano e saranno trattati nella diocesi d’origine, fino a sentenza da parte del Vescovo.

Desidero ribadire, anche in questa occasione, che il Tribunale Ecclesiastico deve essere un luogo e un tempo per coniugare armoniosamente gli aspetti strettamente formali e tecnico-giuridici del processo con la dimensione pastorale del diritto, per discernere con saggezza la verità del vincolo sacro del matrimonio. Non bisogna dimenticare che il processo di nullità del matrimonio è parte integrante della pastorale matrimoniale e familiare. Infatti, il legislatore chiede che, prima di iniziare il processo vero e proprio, si faccia di tutto per aiutare i coniugi a riconciliarsi e solo dopo l’esito negativo si può loro consigliare di procedere, attraverso la via giudiziaria, per verificare la validità o meno del loro matrimonio fallito. Si tratta di un vero e proprio servizio ecclesiale, di una missione che si innesta pienamente nell’ambito della sollecitudine pastorale della Chiesa per il bene dei coniugi e delle loro famiglie. Al fine di rendere sempre più efficace e qualificata questa «diaconia del diritto», è quanto mai necessario l’aggiornamento permanente degli Operatori dei Tribunali Ecclesiastici, per studiare ed approfondire, non solo gli aspetti strettamente giuridici, ma anche quelli antropologici, teologici, spirituali e pastorali, per fare in modo che il Tribunale diventi un luogo di incontro tra misericordia, che bisogna sempre avere nei confronti delle persone e delle loro storie, e verità, in riferimento all’unità e indissolubilità del sacramento del matrimonio. Come ebbe a ribadire Benedetto XVI nel Discorso al Tribunale della Rota Romana del 29 gennaio 2010: «la carità eccede la giustizia» e «la giustizia è inseparabile dalla carità» (cf. Enciclica Caritas in veritate, n. 6). Infatti, «solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta […]. Senza verità la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario» (Ibid., n. 3).

Pertanto, mentre si deve fare di tutto per evitare la freddezza e il distacco nel trattare le persone che si rivolgono al Tribunale Ecclesiastico – il tratto gesuano ed evangelico dell’accoglienza e della cura deve connotare sempre il nostro servizio – occorre nello stesso tempo non lasciarsi trascinare, in nome di una malintesa sollecitudine pastorale, dal mero sentimentalismo e da una pseudo compassione a discapito della verità sul matrimonio. Nel mio saluto all’inizio dell’attività del T.E.I.S., il 30 novembre 2017, mentre evidenziavo l’inscindibile unità tra «Carità pastorale» e «Giustizia pastorale» nei procedimenti canonici di nullità del matrimonio, ricordavo anche: «se vogliamo che l’attività giudiziaria dei processi di nullità matrimoniale si qualifichi come attività della Chiesa, dobbiamo tener sempre presente la realtà naturale e soprannaturale del matrimonio che dà origine alla famiglia. La potestà giudiziale della Chiesa deve essere finalizzata, anzitutto, a difendere e a promuovere il valore e la dignità del matrimonio e dell’istituto familiare». E rivolgendomi in particolare ai «servitori della giustizia» nella Chiesa, li esortavo: «Il vostro primo compito non è quello di cercare a tutti i costi, anche con artifizi giuridici costruiti ad arte, i motivi che possano rendere nullo un matrimonio, ma è soprattutto quello di servire il valore del Vincolo sacro e di proteggere il patto d’amore di coloro che sono stati uniti in una sola famiglia dal matrimonio. Dobbiamo imparare a rispettare l’uomo che ha dato la sua parola nel consenso matrimoniale, facendo all’altra parte dono totale di se stesso».

L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo è anche un’occasione per soffermarci a riflettere concretamente sulla situazione delle cause di dichiarazione di nullità del matrimonio introdotte l’anno scorso nel nostro Tribunale; questo è il compito del Vicario Giudiziale, il quale tra poco ci illustrerà, nella sua Relazione, l’attività del T.E.I.S. nel corso dell’anno 2018. Nello stesso tempo è molto utile ritornare su alcune considerazioni che il Santo Padre, Papa Francesco, ha voluto proporre nei suoi Discorsi alla Rota Romana. In questo ci aiuterà a riflettere, con la sua Prolusione, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Filippo Iannone, che ancora una volta desidero ringraziare, anche a nome di tutti i miei confratelli Vescovi, per la sua disponibilità.

Non c’è dubbio che stiamo vivendo una nuova fase nella storia processuale canonica, che richiede tanta pazienza, saggezza e prudenza pastorale e giuridica da parte di tutti i Ministri e degli Operatori del Tribunale. So che ogni singola Diocesi sta cercando di realizzare un servizio stabile di accoglienza e di orientamento per i fedeli separati e divorziati, per aiutarli a riconciliarsi, quando è possibile, oppure, qualora ne ricorrano le condizioni, ad intraprendere la via giudiziaria per una eventuale dichiarazione di nullità del loro matrimonio.

Auspico di cuore che tutti coloro che svolgono un servizio nel nostro Tribunale Interdiocesano, abbiano la gioia e la serenità di continuare ad esercitare questo delicato ministero ecclesiale, confidando, anzitutto, nella forza di Dio, con quella rettitudine e«tenerezza che discende direttamente dal Vangelo e che ci chiede di essere donne e uomini di misericordia, di prossimità e di affetto» (Monsignor Corrado Lorefice, Indirizzo di saluto al Santo Padre, Cattedrale di Palermo, 15 settembre 2018).

Risuonano di incoraggiamento le parole di Papa Francesco nel suo Discorso in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale della Rota Romana, il 24 gennaio 2014: «Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete pastori! Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia».

Mi permetto di affidare queste semplici riflessioni in particolare a Voi tutti, Ministri e Operatori del nostro Tribunale, ben consapevole dell’impegno qualificato che mettete nel vostro servizio ecclesiale per dare piena attuazione alle norme della Chiesa, non perdendo mai di vista la legge suprema che è la «Salus animarum».

Per questo invoco lo Spirito Santo affinché elargisca su ciascuno di Voi il dono della Sapienza e le virtù della Giustizia e della Prudenza. La protezione di Maria Santissima, Speculum iustitiae, sia di conforto e di sostegno al vostro lavoro. Grazie di cuore a tutti!

Ed ora, nella qualità di Moderatore, a nome di tutti i miei Confratelli Vescovi del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo, con gioia dichiaro ufficialmente aperta l’attività dell’Anno Giudiziario 2019.

Segue la Relazione del Vicario Giudiziale, Monsignor Antonino Legname, sull’attività del Tribunale Interdiocesano Siculo nell’Anno 2018. E, subito dopo, il primo atto solenne di questa prima inaugurazione dell’Anno Giudiziario che è la lectio magistralis di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Filippo Iannone, Presidente del Pontificio Consiglio per i testi Legislativi, sul tema: “Il Magistero di Papa Francesco nei Discorsi alla Rota Romana”.

 

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