FAQ

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1. Quali sono i motivi per cui il matrimonio può essere dichiarato nullo?

2. E’ necessario avere un avvocato per poter richiedere la nullità del matrimonio?

3. Se la parte convenuta non risponde al Tribunale e non interviene in giudizio è preclusa la prova della nullità?

4. Quanto dura una causa di nullità?

5. Quanto costa una causa di nullità?

6. Il riconoscimento della nullità fa perdere l’assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale civile?

7. Il riconoscimento della nullità del matrimonio incide su eventuale prole nata nel coniugio?

8. Come si fa per introdurre una causa di nullità presso il  T.E.I.S.?

9. Che differenza c’è Avvocato di fiducia e Patrono Stabile?

10. Come si accede ai servizi del Patrono Stabile?

11. Hai ulteriori domande?


Quali sono i motivi per cui il matrimonio può essere dichiarato nullo?

Tutte le nozioni giuridiche riguardanti i motivi di nullità sono illustrate sia in questa pagina del nostro sito sia nel sito della C.E.I. nella sezione riguardante i Tribunali Ecclesiastici. Si consiglia, comunque, di ricorrere alla consulenza di una persona esperta nella disciplina canonistica (il Patrono Stabile del T.E.I.S. o uno dei professionisti iscritti all’Albo degli Avvocati e Procuratori ammessi da questo Tribunale), al fine di scongiurare il rischio di incorrere in interpretazioni e/o valutazioni errate o fuorvianti.
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E’ necessario avere un avvocato per poter introdurre la causa di nullità del matrimonio?

Nelle cause di dichiarazione di nullità matrimoniale non vi è l’obbligo dell’assistenza di un legale, in quanto la parte ha facoltà di difendersi autonomamente. Risulta, però, evidente che il ricorso ad una difesa tecnica possa garantire maggiore efficacia. E’ per tale motivo che il T.E.I.S. mette a disposizione di coloro che, per ragioni economiche, non hanno la possibilità di permettersi  l’assistenza di un legale di fiducia, la figura del Patrono Stabile, cioè di un avvocato retribuito direttamente dal Tribunale a cui la parte non è tenuta a corrispondere alcun compenso e che potrà essere di aiuto nella fase preliminare del processo.
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Se la parte convenuta non risponde al Tribunale e non interviene in giudizio è preclusa la prova della nullità?

Nel giudizio canonico non si può costringere la parte convenuta ad intervenire nel processo. Il mancato intervento della parte convenuta non pregiudica, in modo automatico, la possibilità della declaratoria di nullità. Infatti, detta situazione può avere un peso differente in relazione al capo di nullità dedotto dall’attore. E’ normalmente possibile raggiungere la necessaria certezza morale (requisito fondamentale per il Giudice ecclesiastico per poter emettere la sentenza) anche in mancanza della deposizione giudiziale della parte convenuta. Anzi spesso un atteggiamento palesemente ostativo della parte convenuta può essere letto a suo sfavore dal Collegio giudicante.
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Quanto dura una causa di nullità?

Preliminarmente deve ammettersi l’impossibilità a determinare con precisione la durata di una causa di nullità matrimoniale, dipendendo questa da una serie di variabili. Essendo stata abrogata, dalla recente riforma, la norma della “doppia sentenza conforme”, che rendeva obbligatorio il secondo grado di giudizio anche senza l’appello formale di una delle parti, si può certamente ritenere che le cause di nullità saranno molto più celeri rispetto al passato. Inoltre, poiché è stato istituito il processo più breve davanti al Vescovo diocesano, è ora possibile che nei casi previsti dalla nuova normativa i tempi siano veramente ridotti (il processo breve dovrebbe, infatti, essere svolto nel tempo compreso tra uno e tre mesi). Fatta questa necessaria premessa, il Codice di Diritto Canonico stabilisce come tempo di durata del processo ordinario un anno (vedere anche la pagina di questo sito dedicata all’argomento).
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Quanto costa una causa di nullità?

Si rimanda alla pagina di questo sito appositamente dedicata all’argomento.
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Il riconoscimento della nullità fa perdere l’assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale civile?

Il riconoscimento della nullità matrimoniale può trovare accoglimento in Italia nell’ordinamento statale in seguito a delibazione della sentenza, ovvero del riconoscimento di efficacia ad un provvedimento di un’altro Stato. Solo dopo la delibazione, che si ottiene con un procedimento presso la Corte di appello competente territorialmente, può venire meno l’obbligo del mantenimento, ma soltanto verso il coniuge. Nei riguardi dei figli, infatti, rimane sempre obbligatorio e vincolante quanto stabilito dal Giudice all’atto della separazione e/o del divorzio. E’ bene precisare che la delibazione delle sentenze di nullità è possibile solo a determinate condizioni. Inoltre, nel luglio 2014, la Corte di Cassazione ha stabilito il principio della non delibabilità delle sentenze di declaratoria di nullità in quei casi in cui vi sia stata una prolungata convivenza coniugale (almeno tre anni).
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Il riconoscimento della nullità del matrimonio incide su eventuale prole nata nel coniugio?

Non vi è alcun legame tra il riconoscimento della nullità del vincolo – anche in seguito a delibazione – e la prole nata nel matrimonio. Del resto in Italia, già dal 1975 con la riforma del diritto di famiglia, si è abbandonata la dicitura di “figli illegittimi” per indicare la prole nata da due persone non unite in matrimonio a vantaggio della locuzione “figli naturali”. Nel 2012 è poi stata emanata una legge che ha equiparato in toto lo status di “figlio” con l’eliminazione di qualsiasi distinzione. Ad ogni modo, la sentenza affermativa che dichiara nullo un matrimonio incide soltanto sul rapporto coniugale e non sulla prole. Anche a livello economico deve precisarsi che neppure la delibazione della sentenza canonica può modificare l’obbligo al mantenimento dei figli stabilito dal Giudice civile (consultare in proposito anche la pagina di questo sito dedicata all’argomento).
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Come si fa per introdurre una causa di nullità presso il T.E.I.S.?

E’ innanzitutto necessario effettuare una consulenza previa con un esperto canonista per verificare l’esistenza o meno dei presupposti per la nullità. Questo Tribunale offre un servizio gratuito di consulenza, prestata dal Patrono Stabile. Per fruirne basta compilare l’apposito modulo ed indirizzarlo al Vicario Giudiziale del T.E.I.S.
Per quanto riguarda invece la documentazione necessaria, si invita a consultare l’apposita pagina di questo sito.
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Che differenza c’è tra Avvocato di fiducia e Patrono Stabile?

L’avvocato cosiddetto “di fiducia è un professionista iscritto al nostro albo che, avendo i titoli richiesti dal Codice di Diritto Canonico,  è stato riconosciuto idoneo a patrocinare le cause presso il nostro Tribunale. Viene scelto liberamente dalla parte e deve, quindi, essere di norma retribuito da questa secondo le tariffe stabilite dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il Patrono Stabile è un avvocato che presta in modo totalmente gratuito il proprio servizio di consulenza, ovvero di verifica della possibilità di iniziare una causa di nullità e di un eventuale patrocinio nel processo; egli, infatti, viene retribuito direttamente dal T.E.I.S. e nulla è ad esso dovuto da parte dell’assistito.
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Come si accede ai servizi del Patrono Stabile?

Si rimanda alla pagina di questo sito appositamente dedicata all’argomento.
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Hai ulteriori domande?

Non esistare a contattarci se hai bisogno di ulteriori informazioni o chiarimenti.
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